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La scrittura italiana

created Sep 4th 2014, 20:21 by Alessandro Piccirill


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Nell'alfabeto italiano ci sono 21 lettere, chiamate anche grafemi: presentate in ordine sono A, B, C, D, E, F, G, H, I, L, M, N, O, P, Q, R, S, T, U, V e Z. Esistono altre cinque lettere, non esistenti nell'italiano vero e proprio, ma che sono contenute in parole di origine straniera che vengono usate quotidianamente, e sono J, K, W, X ed Y. Le vocali E ed O possono essere pronunciate in due maniere differenti, cioè aperte o chiuse. Anche la esse e la zeta hanno due pronunce diverse, cioè sonora o sorda. Le lettere C e G hanno due pronunce, una dolce ed una dura, nel linguaggio tecnico palatale e velare. Normalmente hanno un suono duro quando sono seguite dalle lettere A, O od U; in caso contrario la stessa consonante sarà seguita da una H. Hanno invece un suono duro quando sono seguite dalle vocali I ed E; in caso contrario, alla stessa consonante seguirà una I.
La lettera H è muta, cioè non ha un segno corrispondente in italiano, ma viene usata davanti alla C ed alla G, come abbiamo visto, nelle parole di origine straniera ed in alcune voci del verbo avere.
La lettera Q si scrive soltanto quando è seguita da una U ed un'altra vocale; per raddoppiarla la si fa precedere da una C, ottenendo dunque il gruppo CQ.
Alcune parole ricorrono a digrammi, cioè una sequenza di lettere corrispondente ad un solo suono: sono le sequenze GL (ad eccezione di parole tra cui "inglese", "glicerina", "geroglifico", "negligenza"), GN, CH, GH e SC, più CI/GI con A/O/U.
Le parole possono anche avere un accento; nel parlato è presente in tutte le parole, mentre nella scrittura viene segnato obbligatoriamente solo sulle parole tronche, cioè quelle parole il cui accento cade sull'ultima sillaba. Può essere grave, cioè puntante verso sinistra, che viene utilizzato per indicare il suono aperto di E ed O e sempre per le vocali A, I ed U; acuto, cioè puntante verso destra, che viene utilizzato per indicare il suono chiuso di E ed O; esiste inoltre l'accento circonflesso, che nell'italiano attuale è in disuso, mentre anticamente sostituiva la doppia I nei plurali delle parole in -io).
La lingua italiana presenta inoltre i fenomeni dell'elisione e del troncamento: l'elisione si utilizza quando due vocali vicine si "scontrano" e dunque ne viene eliminata una, e ciò viene segnato con l'apostrofo; il troncamento consiste nella caduta totale di una vocale o sillaba finale, anche se la parola successiva inizia per consonante.
L'elisioone è obbligatoria in quattro casi: con l'articolo "una", e con gli articoli "lo" e "la" e tutte le proposizioni articolate che si compongono con questi ultimi; con gli aggettivi "questo", "quello", "bello", "santo", "santa"; con le parole "come", "dove" e "ci" quando precedono il verbo essere; con alcune espressioni tra cui "quattr'occhi", "senz'altro", "mezz'ora". L'elisione è invece vietata con: articoli, preposizioni articolate e pronomi dimostrativi al plurale; con i pronomi "li" e "le"; con gli articoli "lo", "la" ed "una" quando precedono una parola che inizia con I più vocale.
In tutti gli altri casi si può scegliere se elidere o meno.
Il troncamento invece è obbligatorio in sette casi: con la parola "uno" e tutti i suoi composti; "buono", quando precede la parola a cui si riferisce, cioè ha funzione di attributo; "questo", "quello" e "santo" quando la parola  successiva è maschile ed iniziante per consonante; "quale" quando precede il verbo essere (ad esempio "qual è"); "tale" quando precede il verbo essere od ha valore indeterminato; con le parole "signore", "ingegnere", "dottore", "suora" e "frate" quando precedono un nome proprio; in espressioni  come "or ora", "fil di ferro", "mal di testa", "amor proprio" "ben detto" e "caval donato". Il troncamento è invece vietato con le parole al plurale, con gli aggettivi femminili terminanti in A, e prima di parole che iniziano per X/Z/PS/GN/S+consonante. Infine, è facoltativo con l'aggettivo "grande".
Alcuni troncamenti vengono scritti con l'apostrofo, e sono le parole "po'", "mo'", e gli imperativi alla seconda persona singolare dei verbi "dare", "dire", "fare", "stare" ed "andare", che sono "da'", "di'", "fa'", "sta'", "va'".  
In italiano, nonostante la grafia delle parole normalmente corrisponda al rispettivo suono, ci sono alcune parole che fanno nascere dubbi nella scrittura, e dunque è necessario tenere presenti altre norme generali.
1-"ce/ge" o "cie/gie": normalmente le forme corrette, in tutte le parole, sono "ce" e "ge"; fanno eccezione le parole "superficie", "specie", "sufficienza", "artificiere", "crociera", "arciere", "igiene" e tutti i loro derivati. Vengono scritte con la I anche le parole "cieco", "pasticciere" e "cielo", ma non i loro derivati. Le parole che finiscono in "cia" e "gia", vogliono sempre la I quando su quest'ultima cade l'accento; mentre quando non lo è, vogliono la I solo quando il suddetto gruppo è preceduto da vocale, mentre resta la forma senza I quando è preceduto da consonante.
2-"gn/gni"ni": normalmente si scrive "gn"; si scrive "gni" quando sulla suddetta I cade l'accento, e nelle desinenze della prima persona plurale dell'indicativo presente e la prima e seconda persona plurale del congiuntivo presente nei verbi che hanno l'infiinito in "gnare". Vengono scritte con "ni" le parole di origine latina.
3-"li/gli": di regola si scrive "gli", eccetto che ad inizio di parola(a parte "gli", "glielo", "gliela", "glieli", "gliele"), quando la L è doppia, nelle parole "miliardo", "milione" ed "olio", e nei nomi propri, specie quelli di persona (ad eccezione di "Guglielmo").
4-"mp/mb" o "np/nb": prima di P e B bisogna scrivere sempre la M; viene scritta la N soltanto nella parole composte di "bene" ed in altre poche parole che si sono fuse recentemente, come "panpepato".
5-"qu/cu": la scelta è effettuata in base all'etimologia delle parole: si scrive la Q o la C a seconda della lettera che la stessa parola presentava nella forma latina. Dunque è necessario ricordare la scrittura di certe parole a memoria, ad esempio: scuola, cuore, cuoco, cuoio, innocuo, proficuo, aquila, quotidiano, Pasqua, liquore,quale, questo, quanto.
6-"cqu/ccu/qqu": di regola si scrive CQ quando dopo la U si trova una vocale e CCU quando dopo la U si trova una consonante; fanno eccezione le parole "taccuino" e "soqquadro".
7-"sce/scie": di regola si scrive sempre "sce"; si scrive "scie" solo nella parole "scienza", "coscienza" ed "usciere", e nei  loro derivati.
In italiano le consonanti possono essere raddoppiate quando il suono è più forte, e questo può distinguere una parola da un'altra. Tuttavia ci sono delle norme generali sul raddoppio.
Non vengono mai raddoppiate: le B nelle parole terminanti in "-bile", la G nelle parole terminanti in "-gione", la Z nelle parole terminanti in "-zio" e "-zione", e la consonante iniziale del secondo elemento delle parole composte di "sotto", "contro", "dopo", "tra", "oltre", "ultra", "anzi"; al contrario, si raddoppiano sempre le consonanti iniziali del secondo elemento delle parole composte di "a", "fra", "su", "da", "contra", "già", "né", "se", "sopra", "sovra", "e" ed "o"; nei digrammi "ch" e "gh" viene raddoppiata soltanto la C o la G e non la H. Le parole che spesso vengono scritte scorrettamente sono: "accelerare", "capezzale", "ciottolo", "colluttazione", "essiccare", "grattugia", "scorrazzare" e "correzione", che vengono scritte "accellerare", "cappezzale", "ciotolo", "collutazione", "essicare", "grattuggia", "scorazzare" e "correzzione".
La lettera H viene scritta davanti alla C ed alla G per indicarne il suono duro, nelle esclamazioni (ah, ahi, ahimè, eh, ih, oh, uh, ohi, ohimè), nelle parole straniere, e nelle parole "ho", "hai", "ha" ed "hanno" quando rappresentano il verbo avere.
L'accento viene usato sempre sulle arole tronche, ma anche sulle parole: ciò, giù, già, più, può, (dare), ché (perché), è (essere), (luogo), (negazione), (pronome), "sì" (affermazione), "tè" (bevanda); non deve essere scritto sulle parole: qui, qua, fra, tra, sa, sta, sto, tre, re, blu, fu, su.
L'apostrofo deve essere utilizzato con l'elisione, ma non con il troncamento; è facoltativo con l'articolo "una" seguito da A, E, O, U, "di", "lo/la" con il verbo avere, ed i pronomi mi, ti, si, ci, vi, ne; "ci" si elide soltanto davanti ad E od I.
La parola "quale" viene sempre troncata.
Le iniziali maiuscole non sono distinte nel parlato ma sono una convenzione grafica applicata in quattordici casi: all'inizio di frase, dopo punto fermo, esclamativo od interrogativo; all'inizio di un discorso diretto; nomi propri di persona e di animale; cognomi e soprannomi; nomi comuni riferiti ad idee universali; termini geografici, nomi di divinità ed oggetti di culto; feste ed avvenimenti storici, nomi di secoli e millenni; nomi di costellazioni e corpi celesti; "Terra", "Sole" e "Luna" quando sonointesi in senso astronomico; nomi di organizzazioni, enti e società; sigle, spesso in tutto maiuscolo; titoli di libri, film, opere d'arte e giornali; nord, sud, est, ovest, settentrione, meridione, occidente, oriente quando intesi come zone geografica. La maiuscola è facoltativa con i nomi di popoli e di cariche professionali. Alcune parole, come "Chiesa", "Stato", "Paese" e "Borsa" cambiano significato a seconda che abbiano la maiuscola o meno.
Infine, le parole possono essere spezzate a fine riga soltanto senza dividere le sillabe: cioè la parola va divisa tra due sillabe.

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